Il reduce. Parlamento de Ruzante che iera vengù de campo | Vittorio Franceschi 23/3/2018

Venerdì 23 marzo 2018 | ore 21

Teatro di Argelato

VITTORIO FRANCESCHI

Il Reduce – Parlamento de Ruzante che iera vegnù de campo

(Racconto di Ruzante di ritorno dal campo di battaglia)

di Angelo Beolco detto il Ruzante, interprete Vittorio Franceschi

introduce Paolo Puppa (Università di Venezia)

Nell’ambito di Dietro il teatro il mondo. Territori diversi percorsi da un viaggiatore che si orienta con le stelle.

Se “una mela al giorno leva il medico di torno” un Ruzante al giorno leva di torno il birignao, i toni di convenzione, il trombonismo – vecchio e d’avanguardia – il finto impegno e il finto “culturale”: insomma, il lato stantio e ingannevole del nostro mestiere di attori. Ognuno di noi, perciò, dovrebbe recitare Ruzante, se non una volta al giorno, almeno una volta nella vita, per rinfrescarsi alla fonte e riaccostarsi a quell’impasto di pensieri, pulsioni e sentimenti senza i quali è impossibile esprimere sul palcoscenico una qualsiasi verità.

Angelo Beolco detto il Ruzante viveva alla corte di un Cardinale ma era uno spirito libero. Sapeva osservare il mondo e conosceva gli uomini. Tutte doti indispensabili per essere grandi attori, come il Beolco pare fosse, e grandi drammaturghi, come il Beolco certamente era. Il piacere di rileggerlo e riproporlo non sta solo nel fatto, pur gradevolissimo, di ritrovarvi sapori genuini – lo “snatural” come lui lo chiamava – ma soprattutto nello scoprire che il suo teatro coinvolge con prepotenza tutti i nostri sensi. Per un attore vero, quindi, recitare Ruzante non solo è una sfida professionale da non rifiutare, ma anche un’occasione per riaccostarsi a quelle nostre radici che pescando negli istinti e nelle pieghe del corpo riescono a dare nutrimento all’anima.

Ruzante – già poco rappresentato nei tempi passati – oggi è praticamente scomparso dai nostri palcoscenici. E’ quindi un piacere, per me, accettare quella sfida. Ruzante precorre la Commedia dell’Arte e forse è da lì che bisognerebbe ripartire per ritrovare la nostra identità di attori e con essa nuova linfa, idee e suggestioni per un teatro futuro che – pur sensibile agli avvenimenti del mondo d’oggi – sia ben radicato nella nostra storia e nella storia della nostra cultura, piena di strappi e lacune ma anche di bagliori improvvisi, come questo “Parlamento” che viene proposto nella chiarificazione in dialetto veneziano di Cesco Baseggio, suo grande interprete del secolo passato.

Vittorio Franceschi

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